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Gay & Bisex

La fuga del cazzo


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
03.03.2026    |    1.723    |    0 8.0
"Uno dei gorilla si buttò dentro, ficcandoglielo in bocca: Nicolette lo risucchiò come una vacca affamata, gola che si contraeva intorno al cazzo mentre Tony la riempiva dal basso..."
Eravamo stracarichi di soldi, io e quel coglione di Nico. Anni a rubare nei supermercati, a puntare pistole in faccia a quei poveracci nei bar di Milano, e soprattutto a spacciare coca e eroina in ogni buco del culo della città. Avevamo una valigia gonfia di banconote luride, ficcata sotto il letto in quel cesso di appartamento. Vivevamo come maiali, contando i soldi di notte e scopandoci puttane da quattro soldi in fretta e furia. Ma la fifa ci rodeva: la mafia ci aveva annusato il culo, quei bastardi ci spiavano per le quote che non avevamo pagato. 'È ora di tagliare la corda, testa di cazzo,' mi disse Nico una sera, mentre ci facevamo una canna sul balcone schifoso, fissando le luci di quella fogna di città. Nico era un magro scheletrico pieno di tatuaggi del cazzo, con un ghigno da stronzo perenne. Io ero più tozzo, capelli rasati a zero e una cicatrice sul labbro da una scazzottata di merda di anni fa.

'Come cazzo facciamo, eh? Ci fiondiamo in Spagna? In Albania a fare i poveracci?' gli chiesi, buttando fuori il fumo. Lui scoppiò a ridere come un idiota. 'Niente cazzate del genere, socio. La vera figata: cambiamo sesso e filiamo via. Diventiamo due zoccole con tette da mungere e fighe da sfondare, e chi cazzo ci riconosce più? Sembra una stronzata del menga, lo so, ma immagina: operazioni al nero, un macellaio con il bisturi in Romania o in qualche buco del mondo, e addio. Nuove carte, nuove vite da troia.' Lo fissai come se mi avesse proposto di leccargli il culo. Cambiare sesso? Io che avevo sempre inculato femmine, che mi facevo risucchiare il cazzo da quelle baldracche per scaricare la tensione dopo una giornata di porcate. Ma Nico non mollava, occhi da porco. 'Tanto lo so che sei una frocietta del cazzo. Ti ho visto sbavare sui ragazzi al bar, eccitarti come una puttana quando parli di cazzi enormi. Ammettilo, dai, troia repressa.'

Ci rimuginai per giorni. Una figa? Tette che ballano come palle? L'idea mi faceva venire i brividi, un casino di paura e voglia schifosa. Alla fine, mi arresi come un coglione. Trovammo un porco su dark web, un dottore cacciato via che tagliava cazzi in una topaia sotterranea in Serbia. Volammo lì con documenti falsi da quattro soldi, pagammo in contanti sporchi. L'operazione fu un incubo del cazzo: anestesia leggera come una sega, tagli che bruciavano, ormoni che ci pompavano nelle vene come sborra. Mi svegliai con il corpo fottuto: tette gonfie da C, sensibili da far venire i brividi al tocco. E tra le gambe, al posto del mio cazzo fedele, una figa spelata, labbra gonfie e un clitoride che pulsava come un cazzo eccitato al minimo sfregamento. Nico era lì, ora una mora slanciata con un culo da scopare e tette più grosse delle mie, da strizzare. Ci chiamammo Nina io e Nicolette lei. 'Siamo due fiche da paura, puttana,' mi disse lei, guardandoci allo specchio. Io mi sentii avvampare, con un calore bagnato che colava dalla figa nuova.

Scomparimmo dai radar per un po', come due topi di fogna. Ci rintanammo in un paesino di campagna in Croazia, affittando una catapecchia persa nel nulla. Imparammo a zoppicare sui tacchi del cazzo, a spalmare rossetto come zoccole, a fare gli occhi da troia con i maschi al mercato. La figa mi prudeva da morire, una voglia che non capivo un cazzo. Nicolette – o Nico, la stronza – mi insegnò a sfregarmi: dita che entravano nella figa fradicia, strofinando il clitoride fino a farmi schizzare un orgasmo che mi lasciava con le cosce tremanti e la voce rotta. 'Visto? Meglio di una sega da frocio,' rideva lei, leccandosi le dita sporche di umori.

Pensavamo di averla fatta franca, di ricominciare da zero come due baldracche libere. Ma la mafia è una bestia che non molla il osso. Ci beccarono in meno di un mese: un macchinone nero si piantò davanti alla casa, e ne saltarono fuori tre gorilla con pistole al cinturone e facce da cazzo. 'Tony vuole parlarvi, troie,' ringhiò il capo, un bestione con la faccia butterata come un culo infetto. Non fiatammo; sapevamo che era game over.

Ci trascinarono in un magazzino di merda fuori Zagabria, legati mani e piedi a sedie arrugginite. Tony era lì, il nostro ex capo schifoso: un cinquantenne panciuto con baffi unti di grasso e un cazzo che si diceva fosse un tronco. Ci aveva coperti per anni in cambio di una fetta del bottino. Ora ci squadrava con occhi da porco, palpando i nostri corpi da femmina. 'Porca puttana, guardate qua. Due froci del cazzo che si sono fatti troie con fighe finte. Pensavate di fottermi i soldi e scappare?' rise, accendendo un sigaro puzzolente. Nicolette tremava come una foglia, ma io sentivo la figa che si bagnava da sola, traditrice del menga. 'Per iniziare, ripagate il debito con le vostre fiche,' disse Tony, slacciandosi i pantaloni larghi. Tirò fuori l'arnese: un cazzo grosso, venoso, duro come ferro e già che gocciolava pre-sborra. 'Vi sverginano queste fighe rifatte, puttane schifose. E poi vi rimetto a lavorare come le zoccole che siete.'

Cominciarono con me, la bastarda. Mi strapparono i vestiti di dosso, lasciandomi nuda sulla sedia, tette che si alzavano col fiato corto e la figa esposta. Tony mi aprì le cosce di forza, dita ruvide che sfregavano la fessura nuova, ancora tenera dalle operazioni. 'Già fradicia, eh? Frocietta porca del cazzo.' Mi spalancò le labbra, mostrando l'interno rosa e bagnato, e ficcò la cappella contro il buco. Niente lubrificante, solo la mia piscia di eccitazione. Spinse dentro piano, stirandomi come una vergine del cazzo, un dolore che si mischiava a un piacere da troia. 'Cazzo, stretta da far male,' grugnì, affondando fino alle palle pelose. Le sue botte erano da bestia, il pube che sbatteva sul mio clitoride, facendomi mugolare come una puttana. Nicolette guardava legata lì, la figa che colava umori sul pavimento. Tony mi sfondò per minuti, mani che torcevano le mie tette, capezzoli pizzicati fino a farmi strillare. Sborrò dentro, fiotti caldi e densi che mi inondarono la figa, schizzando fuori quando tirò via il cazzo molle. 'Prima rata pagata, baldracca,' disse, strofinandomi l'arnese appiccicoso in faccia.

Poi toccò a Nicolette, la stronza. La buttarono su un tavolo improvvisato, gambe divaricate come una puttana in calore. Tony la preparò con la lingua schifosa: le leccò la figa di brutto, succhiando il clitoride mentre lei si dimenava, gemendo 'No... cazzo sì... fottimi...'. Il suo cazzo, ancora unto della mia sborra, premette contro di lei. Entrò di colpo, facendola urlare come una scrofa. 'Pigliatelo tutto, troia del menga!' La scopò in figa con violenza bestiale, spinte che la facevano rimbalzare, tette che schiaffeggiavano l'aria. Uno dei gorilla si buttò dentro, ficcandoglielo in bocca: Nicolette lo risucchiò come una vacca affamata, gola che si contraeva intorno al cazzo mentre Tony la riempiva dal basso. Sborrò di nuovo, sborra densa nella sua figa, e il gorilla le sparò in bocca, costringendola a ingoiare ogni goccia. Tossì come una cagna, sperma che le colava dal mento unto, ma i suoi occhi da puttana brillavano di umiliazione e voglia.

Non si fermarono lì, quei porci. Tony ci fece servire a turno i suoi scagnozzi: tre bestioni che ci presero senza un briciolo di pietà. Uno mi inculò per primo, il culo vergine dilatato dal suo cazzo unto di vaselina da due soldi. Spinse secco, bruciore che mi faceva piangere come una femminuccia, ma presto divenne un ritmo da porco, palle che sbattevano sulla mia figa bagnata. Un altro mi ficcò in figa nello stesso momento, doppio sfondamento che mi apriva in due, i loro cazzi che si sfregavano attraverso la parete sottile. Urlavo come una troia in calore, venendo di brutto, il corpo che stringeva i loro membri. Nicolette fu presa in bocca e culo: uno le scopava la gola, facendola sbavare saliva e pre-sborra, mentre l'altro le affondava nel buco del culo stretto, botte alternate che la facevano gemere intorno al cazzo in bocca. Ci pisciarono addosso alla fine, getti caldi e puzzolenti sul viso e sulle tette, umiliandoci mentre sghignazzavano. 'Puttane rinata da froci, eh? Ora puzzate di piscio.'

Dopo quella notte da incubo, ci buttarono nella prostituzione come carne fresca. Tony ci riportò in Italia, in un bordello di periferia gestito dalla cosca, un buco di merda. 'Non credevate mica che vi sareste sposate e fatte casalinghe, puttane ritardate del cazzo,' rise, spingendoci dentro a calci nel culo. Il posto era una latrina: stanze con letti sfondati, puzza di sborra vecchia e sudore rancido. Iniziammo subito, clienti paganti, ubriachi schifosi e pervertiti da quattro soldi. Il primo mio fu un camionista porco: 50 euro per una sega con la bocca. Mi misi in ginocchio, presi il suo cazzo molle in bocca, lo leccai dalle palle alla cappella fino a farlo diventare duro come un bastone, poi lo ingoiai fino in gola, soffocando. Sborrò sulla lingua, salato e appiccicoso; lo ingoiai tutto, sorridendo come una zoccola esperta.

Nicolette si beccò un gruppo: quattro operai edili del cazzo, che la pagarono per un gang bang da paura. La spogliarono nuda, la legarono al letto con corde ruvide. Uno le sfondò la figa, affondando rude mentre lei strillava come una vacca. Un altro le ficcò il cazzo in culo senza preavviso, dilatandola da far male, spinte a turno che la facevano contorcere. Gli altri due le usarono la bocca e le mani, sborra che le schizzava in faccia e sui capelli. La pisciarono sul corpo dopo, piscio che si mischiava a sudore e sperma, mentre lei veniva più volte, il corpo che si contraeva come una puttana in estasi.

Io non facevo la figa da meno. Una sera, un cliente volle il pacco completo: mi leccò la figa prima, lingua che frugava dentro come un verme, facendomi colare umori come una fontana. Poi mi penetrò, cazzo che entrava e usciva dalla figa sensibile, dita che pizzicavano il clitoride fino a farmi vedere le stelle. Mi girò come una bambola, mi inculò piano all'inizio, il culo che si abituava al ritmo da porco, poi veloce e profondo, facendomi spingere indietro per ingoiare tutto. Finì in bocca, sborra che mi riempì la gola fino a soffocarmi. I soldi finivano tutti a Tony, ma il brivido... cazzo, era una droga peggiore della coca. Nicolette e io ci sfogavamo nelle pause: ci leccavamo le fighe a vicenda, dita che pompavano dentro, orgasmi che ci facevano urlare e dimenticare quella vita da schiave.

La mafia ci teneva al guinzaglio corto: ogni tentativo di fuga finiva con punizioni da incubo – frustate sulle tette che lasciavano segni rossi, o gang bang con i boss che ci riempivano di sborra. Tony tornava ogni tanto per 'ispezioni': ci scopava entrambe, una figa dopo l'altra, venendo dentro e sparando porcate. 'Avete scelto bene, frociette del cazzo. Ora siete le nostre puttane eterne.' E alla fine, con i cazzi che ci sfondavano e i soldi che giravano, chissà, forse non è che ci
mancasse più neanche, tutta sta mascolinità..
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